Focus Eccellenza - Come si è giocato quest'anno nel girone A

Il calcio visto da Mirco Vecchi
Il calcio visto da Mirco Vecchi

A bocce ferme diventa più facile poter analizzare l'andamento della stagione del girone A di Eccellenza, non soltanto dal punto di vista dei risultati ma anche di quello del gioco. E proprio sui moduli si concentra la ricerca del match analyst di IamCalcio Mirco Vecchi, che ha voluto stilare un proprio resoconto di come le varie squadre hanno affrontato la stagione conclusa da poche settimane.

Nel calcio moderno in tutte le categorie, da quelle professionistiche ai dilettanti, si parla sempre più spesso di numeri e tattica; con le nostre rubriche abbiamo seguito da vicino tutta la stagione dell'Eccellenza 2018/19 e possiamo affermare che trovare un modulo di gioco che possa essere rappresentativo della categoria è impresa ardua. In questa stagione sono stati numerosi i sistemi di gioco proposti dai vari tecnici e soprattutto, cosa non da poco, lo schieramento delle squadre è stato spesso sempre più caratterizzato da una grande fluidità che sta diventando un vero e proprio tratto caratteristico delle più recenti tendenze tattiche del calcio moderno.

Proviamo ad andare con ordine ed analizzare nel dettaglio i moduli utilizzati dalle 16 squadre in questa stagione: lo schema che è andato per la maggiore è senza dubbio il 4-3-3; quasi tutte le squadre lo hanno proposto almeno una volta in questa stagione, c’è chi l’ha usato come un dogma imprescindibile, chi invece l’ha utilizzato all’occorrenza e chi l’ha mutato in corso d’opera in altri moduli.

Sempre costante nel proporlo è stato mister Alessandro Ferrero, la sua Accademia Borgomanero è stata plasmata per giocare con quel sistema di gioco ma a fare la differenza nel 4-3-3 dei rossoblu non è tanto il modulo quanto le idee di gioco indicate e volute dall’allenatore, principi del gioco di posizione, possesso prevalentemente palla a terra, ricerca costante del terzo uomo e della giocata in verticale, occupazione dello spazio sfruttando al massimo anche l’ampiezza, squadra portata a giocare un calcio offensivo e spettacolare, poco affine allo zero a zero.

Alcuni concetti simili sono stati proposti anche da mister Caricato con il suo Le Grange Trino; differenza sostanziale dai rossoblu agognini lo scarso utilizzo della costruzione bassa e una soluzione più diretta, numerose le rotazioni e gli interscambi con terzini propensi alla sovrapposizione. Con l’esonero di Caricato e l’arrivo del nuovo tecnico Sora i vercellesi hanno spesso mutato modulo, utilizzando prima il 4-3-1-2 e poi il 4-4-2, per non parlare del 3-5-1-1 ma senza trovare una vera e propria identità tattica tanto che, nonostante le diverse soluzioni provate, sono ritornati al classico 4-3-3 poi variabile in corsa in 4-2-3-1 e 4-4-2.

Nel 4-3-3 è importantissimo il ruolo delle mezzali che, giocando in una posizione dall’alto valore strategico, devono occupare le linee avversarie oltre ad avere il compito di collegare fascia e centro associandosi con gli esterni; in costruzione e sviluppo quando il mediano viene marcato stretto, uno dei due interni di centrocampo deve abbassarsi a ricevere palla per far progredire il gioco, ma fondamentali diventano anche in fase offensiva con inserimenti nello spazio per finalizzare l’azione. Manfroni dell’Accademia Borgomanero e Caracciolo del Trino rappresentano alla perfezione il prototipo della mezzala moderna che ricopre al meglio le due fasi d’azione. De Gregorio e il suo Vanchiglia avevano stupito tutti ad inizio campionato proponendo un 4-3-3 spumeggiante, concreto ed equilibrato che si trasformava in 4-5-1 in fase di non possesso per poi colpire in ripartenza con la velocità degli esterni; con l’addio di Sene avviene il passaggio al 3-5-2 che nei risultati e nello spettacolo non ha reso come il precedente modulo.

Difesa a 4 e centrocampo a 3 con tre giocatori offensivi anche per La Biellese: i lanieri poi, con il terzo cambio in panchina e la guida tecnica affidata a Peritore, hanno provato a proporre il 4-4-2, cavallo di battaglia utilizzato spesso da chi subentra a stagione in corso perché è un modulo conosciuto con facilità da tutti i giocatori ed è il più praticabile con poco tempo a disposizione. Questi due moduli sono stati proposti anche dall’Orizzonti United di Parisi con predilezione al 4-3-3: poche idee di gioco, costruzione non ben definita più sviluppo ed intraprendenza sulla trequarti con Beretta e Chiazzolino pronti ad inserirsi, modulo pronto a variare in corsa specie in trasferta con un centrocampista in meno, fasce più coperte e rinforzate con due punte pronte a sfruttare cross e traversoni. Altro tecnico legato al 4-3-3 è Rossini dell’Arona, i lacuali lo hanno proposto spesso come modulo di base per poi alternarlo con un più coperto 4-2-3-1 in base anche alle caratteristiche dell’avversario che avevano di fronte.

Il Verbania che ha dominato il campionato inizialmente proponeva un 4-3-3 successivamente modificato in 4-2-3-1 complice l’infortunio di Ciana e l’esplosione di Kambo, che è diventato il modulo di riferimento. Squadra votata al sacrificio, i primi a difendere sono gli attaccanti, tendenza a ripiegare con dieci uomini dietro la metà campo, punto di forza sono le ripartenze immediate grazie alla velocità degli esterni; fondamentale nel 4-2-3-1 di Frino il ruolo di Kambo, vero spacca-partite tra le due linee: ottima la sua intesa con la prima punta Austoni, il franco-ivoriano si è dimostrato sempre pronto ad inserirsi negli spazi creati dal bomber verbanese.

Altra squadra che ha proposto spesso il 4-2-3-1 è stata il PDHA di Cusano; con questo modulo i valdostani hanno brillato nella prima parte di stagione. Rispetto al Verbania due centrocampisti come Amato e Borettaz più dediti al possesso palla, costruzione e sviluppo dal basso e dalla trequarti in su ricerca del terzo uomo con giocate veloci grazie al trio fantasia dietro il centravanti fisico Varvelli; nel girone di ritorno la formazione valdostana ha cambiato modulo proponendo spesso un offensivo 3-4-3 pronto a trasformarsi in un difensivo 5-4-1 in base alle fasi di gioco della partita. Rimanendo in Valle d’Aosta solidità ed organizzazione sono le parole più esatte per definire il 4-1-4-1 di Rizzo e dell'Aygreville, una variante del 4-3-3 più solida e che garantisce più copertura in fase difensiva, con terzini molto coinvolti nello sviluppo e nella rifinitura del gioco con indirizzo sulla sinistra che esalta le caratteristiche dell’esterno basso Bonomo.

Tradizione e semplicità per Città di Baveno ed Alicese, accomunate entrambe dal 4-4-2: più difensivo quello di Pissardo, compattezza in difesa con numerosi cross dalle catene laterali per il bomber Zenga e Mosca sulla fascia a dare fantasia all’azione. Stesso modulo per l’Alicese di Yon ma tipologia e principi di gioco differenti, più manovra con una costruzione palla a terra dal basso e sviluppo sulle catene, a centrocampo due incontristi di quantità come Montari e De Filippi a rompere il gioco e recuperare palloni per innescare con rapidità le punte. A volte il tecnico granata ha proposto un 4-3-1-2 con Torrau in cabina di regia e Bernabino trequartista a sostegno di Toffolini e del capocannoniere del campionato Mancuso.

Con il trequartista si è espresso spesso il Borgovercelli di Moretto. Classica difesa a 4 comandata da Canino, centrocampo a tre e un uomo a svariare sotto le due punte. Altra formazione che ha schierato sempre un uomo tra le due linee è stata il Lucento con una differenza sostanziale: nella gestione di mister Ligato la squadra proponeva un 4-2-3-1 con Chiatellino e Pregnolato a formare una mediana di quantità e qualità, con il cambio in panchina e l’arrivo di Ferrari è stato mantenuto il trequartista ma è stata introdotta una difesa a 3, un centrocampo a 4 con i due esterni a sacrificarsi facendo la doppia fase a tutto campo e un centravanti fisico come Piroli supportato da una punta mobile come Amedeo a dare classe e mobilità al reparto offensivo.

Le ultime tre squadre rimaste Pro Eureka, Romentinese e Cerano e La Pianese hanno in comune tra loro il modulo 3-5-2. Tutte e tre le formazioni si sono avvicinate successivamente e per motivi diversi a questo modulo ma con il 3-5-2 hanno ottenuto i risultati migliori. Tosoni con la sua giovane Pro Eureka proponeva un iniziale 4-3-3, successivamente dovuta la crescita esponenziale di alcuni giocatori ed in particolare del 2001 De Letteriis è stato proposto un 3-5-2 con tre difensori centrali dai piedi buoni e la visione di gioco da centrocampisti, Francia che funge da play basso della difesa con De Letteriis e Costa pronti ad illuminare con lanci in profondità, Niada luce e regia a centrocampo e Taraschi a sprintare in attacco aprendosi spesso lateralmente per ricevere ed andare al cross per De Lorentiis, prima punta spietata in area di rigore.

Rotolo e la sua Ro.Ce. inizialmente proponevano un 4-2-3-1 alternato al 4-3-3 con Lazzarini "falso nueve", moduli poi variati con il passaggio a 3 in difesa; in questo modo vengono messe in risalto le caratteristiche offensive dei due esterni laterali Rogora e Cestagalli, quest’ultimo terzino goleador della squadra. La discontinuità della squadra è coincisa con la stagione travagliata dagli infortuni di Incontri, regista di classe e qualità che insieme a Lazzarini dettava i ritmi della manovra novarese, in attacco pochi punti di riferimento e due attaccanti mobili come Latta e Blanda.

Concludiamo il nostro viaggio tra gli schieramenti delle 16 squadre di Eccellenza parlando della metamorfosi de La Pianese: un iniziale 4-3-3 per gli uomini di Rista, poco gioco e tendenza a cercare la soluzione diretta con lanci lunghi a scavalcare le linee di passaggio. Il cambio di allenatore e l’arrivo di mister Gamba ha inciso in maniera determinante sull’andamento della stagione dei biancorossi: spenti e poco incisivi nell’inizio di campionato, con il nuovo tecnico ed il passaggio al 3-5-2 si è potuta ammirare totalmente un'altra squadra, più propensa alla costruzione del gioco con Balzo sempre pronto a ricevere la prima palla e un mediano molto vivace e nel vivo dell’azione come Sinisi, esterni che garantiscono corsa e spinta a tutto campo (in particolare Ferraris) e in attacco due centravanti come Mascolo e Monteleone, quest’ultimo magari poco spettacolare ma pronto a lottare e a dar battaglia su ogni pallone.

Analizzate nel dettaglio i moduli delle sedici protagoniste di Eccellenza, viene difficile definire quale modulo sia il migliore; possiamo attenerci a dire che sono i giocatori con le loro caratteristiche e peculiarità a rendere più spumeggiante o efficace un modulo. A nostro giudizio le squadre che per tutta la stagione hanno espresso un gioco più spettacolare e propositivo sono state l’Accademia Borgomanero di mister Ferrero e la Pro Eureka di Tosoni, entrambe hanno sempre tentato di proporre ed imporre il loro gioco contro qualunque avversario.

Per quanto riguarda il rapporto solidità e concretezza la squadra risultata più quadrata dal punto di vista tattico è stata la capolista Verbania con il 4-2-3-1 proposto da mister Frino capace di essere incisivo in fase offensiva e quasi impenetrabile in fase difensiva. Solidità ed efficacia anche per i moduli camaleontici del PDHA di Cusano e citazione speciale anche per il 3-5-2 de La Pianese di Gamba che con questo modulo nelle ultime dieci giornate di ritorno ha tenuto una media punti all’altezza delle prime della classe totalizzando sette vittorie e tre pareggi.

Concludiamo dicendo che numeri e tattiche servono ma a fare la differenza sono sempre gli undici calciatori che scendono in campo: sta all’allenatore farli rendere al meglio, con continuo lavoro sul campo durante tutta la settimana, inserendo dei principi di gioco e utilizzando il modulo che esalti maggiormente le caratteristiche e le peculiarità dei singoli e del collettivo.

Mirco Vecchi