Pianezza, Chiapino e Navarra in coro: "Persa l'identità della società" - I AM CALCIO TORINO

Pianezza, Chiapino e Navarra in coro: "Persa l'identità della società"

Lo storico gruppo del Pianezza
Lo storico gruppo del Pianezza
TorinoPrima Categoria Girone D

Dopo l'annuncio del nuovo corso dato al Pianezza dal presidente Gianni Corrarati con l'ingresso del direttore sportivo Marco Galluzzo e dell'allenatore Ivan Musso e gli addii di Olly Chiapino e Mario Navarra, arriva adesso la risposta dei dirigenti congedati alle parole pronunciate dal numero uno rossoblu.

«Premesso che non vogliamo alimentare polemiche ma semplicemente fare un po' di chiarezza su quanto realmente accadutoesordisce l'ex ds Navarraio e Chiapino ci siamo sentiti messi da parte da una società e un presidente che avevamo servito sempre fedelmente, tra mille sacrifici e rinunce, contribuendo con tutti noi stessi a fare del nostro meglio per i colori rossoblu. Siamo sempre stati una società “pane e salame”, che riusciva a fare bene nonostante budget risicatissimi, ma, nonostante tutte le difficoltà, ci sentivamo a casa, una grande famiglia, un gruppo molto affiatato, mentre da molti mesi ormai tirava una brutta aria e l'epilogo è arrivato con la nostra sostituzione con delle figure societarie nuove. Noi non contestiamo questa decisione, più che legittima da parte di chi guida il club, quanto piuttosto i tempi e le modalità con cui questa presa di posizione c'è stata comunicata, perché c'è sempre modo e modo di compiere una determinata cosa. Non è vero, infine, che a me e Chiapino siano state proposte altre mansioni in società, semplicemente c'è stato detto che per noi le porte al Pianezza sarebbero sempre rimaste aperte, una frase fatta che, a ben vedere, non significa nulla, in quanto non c'è stato offerto niente di concreto. Io ero al Pianezza per amicizia e per il mio legame con l'ambiente più che per ambizioni personali di una carriera da direttore sportivo, quindi mi va anche bene recuperare un po' di tempo da dedicare alla famiglia, mi dispiace molto di più per Chiapino, che era lì da 28 anni, il quale però dimostrerà in altre società il suo grande valore da allenatore, e per i ragazzi della squadra, che se ne sono andati via in blocco, a riprova di quanto questa decisione arrivata dall'alto non sia stata digerita proprio da nessuno...».

«S'è persa l'identità stessa del Pianezzagli fa eco Chiapinomandare via un allenatore o un diesse fa parte della natura delle cose, ma, come già ribadito da Navarra, non si possono tenere delle persone in stand-by programmando con loro la stagione futura e poi silurarle nel giro di un paio di giorni, dopo che ci si era già incontrati più volte per definire i nuovi obiettivi di mercato e, almeno a parole, si era stati riconfermati. Così facendo, s'è resettato tutto quanto di buono costruito in questi anni, perché adesso il Pianezza che conoscevamo non esiste più, anche se conosco bene Musso e sono sicuro che farà benissimo in questa sua nuova esperienza in rossoblu, ma tutto ciò che apparteneva al Pianezza che avevamo visto nelle ultime stagioni non lo ritroveremo mai più, una storia come la mia e quella di tutti i ragazzi della rosa di questi anni avrebbe meritato molto più rispetto. Questa è la cosa che fa più rabbia, perché saremmo potuti ripartire da basi ben più solide, allenandoci finalmente bene sul nuovo campo sintetico, contribuendo così anche alla crescita dei nostri giovani già in Prima Squadra e lanciando altri ragazzi del vivaio, invece ogni nostro progetto in cantiere è stato accantonato per sempre nella logica dell'affidarsi a chi, in questo momento, può garantire una maggiore solidità economica».

Chiusa una porta, come si dice, si apre ora il portone del Caselette, in un curioso scambio di testimone proprio con la panchina che sino a un paio di mesi fa era di Musso: «Per ripartire ho scelto una società, il Caselette, che mi ricorda per tanti motivi il Pianezza di dieci anni faconclude Chiapinoc'è un ambiente sereno, familiare, dopo però nel contempo si può lavorare con ambizioni e progettualità. Ringrazio i miei nuovi dirigenti per avermi dato fiducia, mettendomi subito in condizione d'operare nel migliore dei modi e dandomi così anche la possibilità di rilanciarmi e provare a dimostrare le mie capacità. Ho molto entusiasmo, insomma, e credo che qui si potrà imbastire un bel progetto, magari pluriennale, che consenta ai tanti giovani interessanti che abbiamo di maturare con i giusti tempi con il mio aiuto e quello dei veterani della squadra. Il tutto, ovviamente, con grande serenità, lontani dalle dinamiche dei lauti rimborsi e senza troppe pressioni, così da creare delle solide fondamenta per il futuro e di provare, chissà, a ricostruire qualcosa di molto simile a ciò che è stato ormai spazzato via a Pianezza...».

Dawidh Solero

La Redazione

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